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lunedì 22 luglio 2013

padre Giuseppe Barzaghi, L'ERETICO dell’Ordine dei Predicatori

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Discussione teologica tra teologi




Nell’ambito del convegno di studi organizzato a Firenze per la presentazione del mio trattato su Vera e falsa teologia (Leonardo da Vinci, Roma 2012), padre Giovanni Cavalcoli, dell’Ordine dei Predicatori, ha sviluppato e ampliato con sue osservazoni personali una mia nota critica circa il metodo teologico di padre Giuseppe Barzaghi, anch’egli dell’Ordine dei Predicatori. In seguito a questo intervento di Cavalcoli, i superiori dell’Ordine hanno ingiunto all’illustre teologo di non parlare più in pubblico della dottrina del confratello, specificando che il motivo della censura era il fatto che le sue erano critiche infondate e scientificamente non pertinenti.
Visto che non si tratta soltanto di affari interni alla comunità religiosa alla quale appartiene il prof. Cavalcoli ma di un evento pubblico (la notifica è stata pubblicata con grande evidenza sul web), e visto che con tale censura pubblica viene lesa in modo sconcertante e gravemente ingiusto l’onorabilità dell’interessato (e di riflesso anche la mia, perché da me ha preso spunto Cavalcoli per denunciare la “cattiva teologia” di Berzaghi), mi vedo costretto a intervenire pubblicamente per mettere in chiaro alcuni aspetti della vicenda. Come conviene fare in questi casi, procederò per punti, cercando di esprimermi con la massima chiarezza, perché è proprio questa ciò che soprattutto manca nelle motivazioni ufficialmente addotte dalla notifica in questione.

1) La critica di Cavalcoli circa le posizioni dottrinali assunte ultimamente da Barzaghi riguarda propriamente l’incompatibilità di dette posizioni con il dogma cattolico, in particolare con il dogma della creazione, la cui esplicita enunciazione costituisce addirittura la primissima rivelazione divina, contenuta nelle parole ispirate con cui inizia la Sacra Scrittura: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Bereshit 1, 1). I documenti del magistero eclesiastico, sia solenne che ordinario, non consentono altra interpretazione di questa verità rivelata che non quella che la teologia patristica e scolastica esprimono con la formula “creatio ex nihilo”, intendendo la creazione di ogni cosa del mondo da parte di Dio come “eductio rei ex nihilo sui et subiecti”. Barzaghi , persuaso della fondatezza della critica di Emanuele Severino alla metafisica occidentale e al cristianesimo, considera la concezione della “creatio ex nihilo” come un errore filosofico (il nichilismo) e un’assurdità logica, e quindi opta per applicare al dogma della creazione questa teoria di Severino, secondo il quale tutte le cose sono eterne.

2) Si tratta apparentemente di una questione meramente logico-filosofica, ma in realtà è anche e soprattutto ― sia per quanto riguarda in generale Severino che per quanto riguarda in particolare il caso specifico di Barzaghi ― una questione propriamente teologica. Infatti, la teologia, come intellectus fidei o scientia fidei, è essenzialmente e fondamentalmente un lavoro scientifico di esposizione e di interpretazione del dogma, una tesi teologica che sostanzialmente contraddica il dogma è oggettivamente criticabile. In questo senso, non si può non riconoscere che legittimamente (e direi anche doverosamente) Cavalcoli ha criticato Barzaghi su questo punto. Si tratta di una discussione teologica tra teologi, anche se lo strumento concettuale della dottrina di uno è del tutto diverso da quello dell’altro: in Cavalcoli, infatti, lo strumento concettuale della sua critica è la metafisica classica (in particolare quella di san Tommaso, che è il doctor communis della Chiesa cattolica), mentre lo strumento concettuale della dottrina di Barzaghi è il neohegelismo di Severino (che finora non ha avuto alcun riconoscimento pubblico da parte del Magistero).

3) Certo, il giudizio di un teologo sull’ortodossia di un altro teologo è un giudizio che di per sé non gode di alcuna prerogativa di infallibità (questa compete solo al Magistero). Il giudizio che un teologo come Cavalcoli pronuncia a riguardo dell’ortodossia di un altro teologo come Barzaghi è certamente opinabile, in quanto non è, di per sé, nulla più di un’opinione, dunque è logico che possa essere anch’essa, a sua volta, oggetto di una legittima critica. Ma la “critica della critica”, come ogni critica in generale, deve riguardare soltanto le ragioni scientifiche dell’una e dell’altra posizione, non altri aspetti extrascientifici che non hanno alcuna attinenza con la questione.

4) Ora, proprio la pertinenza e la serietà scientifica delle argomentazioni di Cavalcoli sono state negate nella notifica con la quale gli si proibiscie di parlare di Barzaghi: senza peraltro specificare quali siano gli argomenti “non pertinenti” e le osservazioni “prive di rigore scientifico” contenute nella critica di Cavalcoli, quasi fossero del tutto evidenti e indifendibili gli errori nei quali Cavalcoli sarebbe incorso, sia riguardo all’interpretazione ortodossa del dogma della creazione, sia riguardo al pensiero stesso di Barzaghi. Io ritengo invece che tali presunti errori non sussistano, e che nessuno può sostenere, con ragioni seriamente scientifiche, la non-scientificità delle opinioni di Cavalcoli. Nessuno può negare che Cavalcoli interpreti il dogma della creazione in base agli enunciati più definitivi e meno equivocabili del magistero ecclesiastico, seguendo l’intepretazione teologica più accreditata anche ai nostri giorni (basti ricordare, tra tanti studi degli ultimi decenni, quelli di Hans Urs von Balthasar e quelli dell’attuale cardinale di Vienna di Christoph Schönborn). Nemmeno si può affermare seriamente (a parte la vis polemica di chi prende una posizione di parte) che Cavalcoli, nell’interpretare il pensiero di Barzaghi, incorra in giudizi arbitrari o approssimativi. I suoi giudizi godono della scientificità che deriva loro dall’aver tenuto in debito conto ― come sempre si fa nell’esaminare il pensiero di un autore che fa suo il pensiero di altri e appartiene a una determinata scuola di pensiero ― la letteratura scientifica sui rapporti della teologia con l’idealismo (Hegel), il neoidealismo (Gentile), la filosofia neoclassica (Bontadini) e il neoparmendismo (Severino). In definitiva, le osservazioni critiche di Cavalcoli hanno alle spalle una ricca bibliografia secondaria e non ignorano né la genesi storico-culturale delle teorie teologiche di Barzaghi (riconducibili ai vari tentativi di conciliare il cattolicesimo con l’idealismo) né la denuncia più volte formulata da autorevoli studiosi dell’inconsistenza teoretica delle posizioni della sua scuola.

5) Un’ultima osservazione che mi preme fare riguarda direttamente il mio trattato su Vera e falsa teologia, la cui tesi di fondo ha costituito la cornice dottrinale per il discorso che Cavalcoli ha fatto a Firenze sulla teologia di Barzaghi. In quest’opera, che corona cinquant’anni di studi epistemologici, io sostengo con appropriati argomenti storico-critici che la teologia ― se rettamente intesa come interpretazione scientifica del dogma, e non come ri-formulazione del dogma stesso ― non può avvalersi di sistemi di pensiero filosofico che siano incompatibili con la recta ratio (in ultima analisi, con quello che io denomino il “senso comune” nella sua accezione logico-epistemica), visto che il Magistero, nel formulare i dogmi, ha utilizzato sempre categorie di pensiero compatibili con la recta ratio (che Giovanni Paolo II, nell’enciclica Fides et ratio, indica con il termine di “filosofia implicita”). Di conseguenza, non ogni sistema di pensiero ― sia esso antico o moderno ― può essere strumento adeguato per l’intepretazione del dogma. Ciò spiega perché la Chiesa ha sempre denunciato come inammissibili, per la teologia, alcuni sistemi di pensiero: non in quanto mere congetture filosofiche (che per la dottrina della fede Chiesa non hanno alcun interesse diretto) ma in quanto strutture concettuali che pretendono di essere l’unica verità e invece risultano contrarie alla recta ratio e quindi strutturalmente incapaci di esprimere la verità rivelata, che è l’autorivelazione di Dio attraverso il suo Verbo fatto carne.

6) La filosofia con la quale Barzaghi re-interpreta la teologia su Dio creatore (e poi sulla Trinità e sulla divina rivelazione) appartiene interamente a uno di quei sistemi di pensiero che la critica teologica ― sulla scorta dei pronunciamenti espliciti del Magistero e anche delle indicazioni implicite che essi forniscono ― ha da tempo individuato e analizzato in lavori scientifici individuali o di gruppo. Di conseguenza, si deve onestamene riconoscere che la tesi secondo la quale il pensiero di Severino (al quale Barzaghi si rifà esplicitamente e totalmente) non può assolutamente fornire alla teologia uno strumento adeguato di intepretazione del dogma non è una tesi avventata o infondata: essa vanta invece mezzo secolo di seri studi logico-filosofici e teologici, a cominciare dagli studi di Cornelo Fabro (che, com’è noto, scrisse per la Santa Sede un imponente esame critico del pensiero di Severino, successivamente pubblicato dalle Edizioni Quadrivium di Genova), per finire con quanto io stesso ho scritto e fatto scrivere (si veda il saggio di Valentina Pelliccia, Emanuele Severino: la critica razionalistica del senso comune della fede, Leonardo da Vinci, Roma 2008).


Antonio Livi


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Nota del P.Prof.Giovanni Cavalcoli, OP,
in relazione alla nota del P.Provinciale, P.Riccardo Barile, OP,
pubblicata sul sito dello Studio Filosofico Domenicano


In merito alla suddetta nota desidero comunicare quanto segue:

1. Il P. Provinciale ha tratto occasione della sua nota da una conferenza che ho fatto a Firenze il 31 maggio scorso sugli scritti di P.Giuseppe Barzaghi.

2. La mia conferenza, che portava il titolo Lo gnosticismo di P. Giuseppe Barzaghi, è uno approfondimento e un ampliamento della critica al P.Barzaghi contenuta alle pp. 239-240 del libro di Mons. Livi, Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa”, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012, libro che è stato presentato insieme con altri Conferenzieri, presente l’Autore, nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano in Firenze per iniziativa della Comunità Cattolica Tedesca fiorentina.

3. Il Prof. Mons. Antonio Livi è un illustre filosofo e teologo, autore di numerose pubblicazioni scientifiche, socio, tra l’altro, della Pontificia Accademia di S.Tommaso, Professore emerito di Filosofia della Conoscenza nella Pontificia Università Lateranense, Presidente della Associazione internazionale “Sensus communis”, Direttore editoriale della Casa Editrice Leonardo da Vinci.

4. Prossimamente saranno pubblicati gli Atti del Convegno a cura di Mons. Livi.

                                                          
                                                                          Prof.Giovanni Cavalcoli,OP
                                                                            Docente di Metafisica
                                                                  presso lo Studio Filosofico Domenicano
                                                                                                                      
                                                                                  Bologna, 16 giugno 2012

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